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L'incontro tra cane e uomo

Come iniziò una simbiosi

Avrete senz’altro sentito dire che l’incontro tra cane e uomo è avvenuto 10, 12 forse 15.000 anni fa.

Avrete sentito dire che i primi cuccioli di lupo che entrarono nel gruppo umano erano forse stati abbandonati dalla mamma, oppure che lei era stata uccisa. I più docili, quelli meno “lupo”, meno diffidenti vennero adottati, forse come compagnia dei bambini, forse già con l’idea che quell’animale avrebbe aiutato tutto il gruppo umano nei suoi compiti di guardia, caccia, difesa delle greggi… Forse questo connubio era stato ipotizzato per reciproco vantaggio, per interesse comune, per stabilire uno di quei rapporti che in natura cadono sotto il nome di “simbiosi”…

Avrete probabilmente sentito dire tutto ciò, più di una volta, in varie versioni, con vari riferimenti più o meno scientifici, credibili o incredibili.

Per me, il vero incontro tra cane e uomo è avvenuto nell’Ottobre 1998.

Avevo telefonato al mio amico (e maestro) Luca Rossi poco più di una settimana prima, chiedendogli, ancora un po’ titubante, se mi avrebbe potuto aiutare a trovare una femmina di Golden Retriever di una linea di sangue da lavoro, non di bellezza.

Gli avevo chiesto “brain” e non “beauty” perché avevo in mente di insegnarle grandi cose, di trasferire quanto prima ad un animale tutte le conoscenze che avevo maturato sull’educazione, sull’addestramento, sulle varie discipline cinofilo-sportive.

Volevo una cagnolina che fosse pronta a recepire con velocità tutto ciò che avevo da proporre. Non mi interessava fosse bella. Intelligente, si però…

Avevo fatto già uno studio (come solo un ingegnere sa fare) di quali sarebbero stati gli orari in cui portarla fuori, in cui giocare, in cui portarla con me in ufficio, in cui insegnarle comandi e giochi.

Ed avevo anche deciso come chiamarla: Margot.

E lui, Luca, mi richiama: “Ho trovato una buona cucciolata. E’ di un allevamento amatoriale di Brescia. Se vuoi domenica prossima puoi venire a casa mia che te la consegno.”

“OK, grazie, Luca. Ci vediamo domenica a casa tua.”

Ma non avevo mica realizzato, lì per lì.

Qualche minuto dopo, forse mezz’ora: tuffo al cuore.

Dopo anni, decenni, in effetti, che desideravo un cane, che l’avevo chiesto, con timidezza, qualche volta ai miei genitori, sentendomi rispondere la classica frase che quasi tutti i genitori rispondono ai figli che chiedono un cane (“Viviamo in appartamento, non possiamo… non sarebbe giusto per il cane!”); dopo aver avuto varie fidanzate con il loro cane (che diventava il “mio cane”); dopo letture appassionate di riviste o di libri che illustravano pregi e difetti di varie razze… dopo aver frequentato (senza il cane) un corso per istruttori cinofili, seguendo con passione sia la parte teorica, che quella pratica, con i cani dei miei colleghi di corso…

Dopo tutto questo, avevo appena avuto la conferma che avrei avuto, dalla domenica successiva, un cane, una Golden femmina. Mia.

Tuffo al cuore… finalmente.

La domenica successiva, arrivato a casa sua, Luca, dopo i saluti, mi porta nella sua accogliente sala (con un bel camino ed un tavolo a fratina che sembra fatto apposta per accogliere tanti amici a parlare appassionatamente di cani, di cinofilia e dei vari personaggi che la “popolano”) e mi dice “Deve essere da queste parti… Vedi un po’ se la trovi…”.

Era dietro ad un mobile, in un cantuccio, al riparo. E dormiva, piccola piccola, raggomitolata. Aveva 42 giorni. Un po’ poco, ma fa niente… Ci eravamo trovati.

 

Oggi, sono passati esattamente dieci anni da quel giorno. Dieci anni di vita insieme, di avventure, di lavoro, di problemi miei e suoi, di traslochi, di separazioni e ricongiungimenti, di soddisfazioni e preoccupazioni... Dieci anni in cui abbiamo sperimentato, credo, tutte le caratteristiche più belle di un rapporto tra cane e uomo, tra due specie che entrano effettivamente in simbiosi e imparano a capirsi con uno sguardo ed una scondinzolata.

Io e Margot ci siamo trovati bene insieme perché i nostri caratteri (un po’ aggressivo ed esigente, io; un po’ timida, semplice, ma volenterosa e precisa, lei) si sono sposati a meraviglia, forse tirando fuori ognuno qualcosa che l’altro, da solo, non avrebbe avuto.

Ci siamo trovati bene perché ci siamo insegnati molte cose. Io le ho insegnato ad arrivare sempre in fondo alle cose, a trovare sempre una soluzione sia ai problemi che le pongo, sia a quelli che si trovano in giro, a perfezionarsi, a fare cose che altri cani non si sognano neanche dopo una ciotola di trippe. Lei, sicuramente, mi ha insegnato che la natura, gli animali, i cani, hanno tutti un senso, un’energia, un significato che va al di là di quello che si vede, delle cose che fanno, dei comportamenti che esprimono; che l’insegnare e l’imparare un esercizio non è un semplice “meccanismo”, ma che dietro c’è complicità, comprensione, volontà di cooperare.

Grazie, Margù.